La Corte Suprema di Londra ha dato torto al governo guidato da Theresa May e disposto che il Parlamento britannico dovrà dire l’ultima parola sulla Brexit. Il referendum del 23 giugno scorso da solo non è sufficiente per poter mettere in atto l’allontanamento del Regno Unito dall’Unione Europea: senza l’ok definitivo del Parlamento non si va da nessuna parte.

Nei minuti successivi alla notizia, le Borse europee hanno reagito timidamente: Milano viaggia al +1%, Parigi sale dello 0.16% mentre a Londra il FTSE 100 è a +0.07%. La sterlina però ha accusato il colpo, visto che dopo la sentenza della Corte Suprema si è verificata una fiammata iniziale a 1.2540 che ha poi ripiegato su quota 1.2456.

Il governo britannico si è detto profondamente amareggiato dall’esito della controversia. Nonostante ciò, però, l’Inghilterra non potrà far altro che rispettare e attuare quanto emesso nel verdetto. Grande soddisfazione invece si respira dal fronte opposto. Gina Miller, la donna d’affari che aveva sfidato sul piano legale il governo May proprio sul caso Brexit, ha affermato entusiasta che la decisione della Corte è giusta e sacrosanta visto che «solo il Parlamento è sovrano».

Tra l’altro il verdetto della Corte non è l’unico ostacolo che si frappone sul cammino del governo di Theresa May: la Scozia, per esempio, da sempre schierata su posizioni europeiste, sta approfittando della situazione per chiedere un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna.